Daenerys Targaryen si alzò in piedi. Il drago nero sibilò: fumo pallido sfuggì dalla sua bocca, dalle sue narici. Gli altri due si allontanarono dai seni e aggiunsero le loro voci al richiamo. Le loro ali traslucide si spalancarono, agitando l’aria della notte.
E, per la prima volta da centinaia di anni, le tenebre presero vita nel canto dei draghi.
George R.R. Martin, Il Grande Inverno
Estate lanciò un ululato.
Maestro Luwin sussultò, interrompendo di colpo la narrazione. Cagnaccio balzò in piedi e il suo ululato andò ad aggiungersi a quello del fratello. Bran sentì la morsa della paura attanagliargli il cuore.
“Sta arrivando” sussurrò, con la certezza della disperazione. Lo sapeva fin dalla notte precedente, quando il corvo l’aveva guidato nella cripta a dire addio. Lo sapeva, ma aveva rifiutato di credere. Aveva voluto che fosse maestro Luwin ad avere ragione.
“Il corvo con tre occhi” pensò.
George R.R. Martin, Il Grande Inverno
Udite le mie parole, siate testimoni del mio giuramento. Cala la notte, e la mia guardia ha inizio. Non si concluderà fino alla mia morte. Io non avrò moglie, non possiederò terra, non sarò padre di figli. Non porterò corona e non vorrò gloria. Io vivrò al mio posto, e al mio posto morirò. Io sono la spada nelle tenebre. Io sono la sentinella che veglia sul muro. Io sono il fuoco che arde contro il freddo, la luce che porta l’alba, il corno che risveglia i dormienti, lo scudo che veglia sui domini degli uomini. Io consacro la mia vita e il mio onore ai Guardiani della notte. Per questa notte e per tutte le notti a venire.
George R.R. Martin, Il Grande Inverno
Non è vero che sono le parole che fanno male, sono i silenzi. I silenzi imposti, l’impossibilità non tanto di avere risposte, ma di poter porre domande. I silenzi ci spingono ai margini dello spirito, fuori dalle ragioni della speranza.
da Rita Giulia, Facebook
Nostalgia! Ho nostalgia perfino di ciò che non è stato niente per me, per l’angoscia della fuga del tempo e la malattia del mistero della vita. Volti che vedevo abitualmente per le mie strade di sempre – se smetto di vederli mi rattristo; eppure non sono stati niente per me, se non il simbolo di tutta una vita.
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine
Le figure immaginarie hanno più spessore e sono più vere di quelle reali.
Il mio mondo immaginario è stato sempre l’unico vero mondo per me. Non ho mai avuto amori così reali, così pieni di verve, di sangue e di vita come quelli avuti con figure che io stesso ho creato. Che pazzia! Ho nostalgia di loro perché, come gli altri, passano…
Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine
21.07.2014

Le telefonate nel cuore della notte sono le più terribili.

Lo cercherai ancora, inutile negarlo, e in mezzo alla gente avrai l’ansia di incontrarlo, come la prima volta che l’hai visto.
Fabio Bonetti
11.07.2014

Mi spiace, mi spiace, mi spiace.
Io sono una che non è capace di buttare lì un “ciao, come stai" per attaccar bottone, per risentire una persona che non si sente da tempo.
E magari correre il rischio di cominciare una conversazione che dura due battute su whatsapp e che lasciano ancora più nostalgia.
Io preferisco sparire nel nulla o, in alterativa, essere cercata.
Ma mi crogiolo nella sofferenza giorno e notte per non avere avuto il coraggio di dire addio, di buttare lì un sassolino e di riprenderlo all’occorrenza.
Non è giusto che l’ultimo ricordo di noi sia una conversazione fredda e frettolosa al bar, entrambi visibilmente a disagio e senza nemmeno aver voglia di salutarci.